venerdì 10 ottobre 2008

Partono le iniziative, incomincia la difesa dell'università pubblica

La pentola incomincia a ribollire, ed in vari atenei italiani incominciano ad acquistare sempre maggiore visibilità le molteplici iniziative di protesta poste in atto dall'intera comunità studentesca, unitamente allo stato di agitazione della categoria dei ricercatori, anch'essa enormemente colpita dagli effetti della legge 133/2008.
Alcuni esempi facimente verificabili attraverso la rete telematica possono essere l'assemblea di ateneo a Pisa, che ha visto la partecipazione di almeno 3000 studenti, seguita il giorno dopo da una manifestazione di 5000 persone che hanno sfilato per le vie della città toscana; le azioni di mobilitazione ed informazione tenutesi a Firenze; le proteste a Roma, dove gli studenti hanno occupato il rettorato dell'ateneo; Siena, dove sono attese per la prossima settimana occupazioni ed una fiaccolata. E poi Torino, Bologna, Parma, Napoli e tutte le altre città universitarie che sono state teatro di cortei e manifestazioni.
Il tutto in un contesto di sospensioni della didattica decretate dalle facoltà e/o derivanti dalla decisione dei ricercatori di non tenere ulteriormente corsi di insegnamento (i quali non sono contemplati all'interno del loro contratto).

La parola d'ordine è "non è che l'inizio". L'impegno degli studenti per salvare l'università da un destino di privatizzazione, limitazione del diritto allo studio universitario e condizionamento della ricerca, passa attraverso una massiccia opera informativa che ha come destinatari non solo gli studenti stessi e le loro famiglie, ma l'intera popolazione.
La lotta per ottenere visibilità, in un panorama dove una legge di tale portata è passata completamente inosservata e taciuta dai media nazionali, richiederà enormi sforzi di coordinazione fra i gruppi studenteschi in agitazione dei le vari atenei italiani, unitamente a realtà colpite in egual maniera quale il settore dei ricarcatori e dei precari all'interno dell'università pubblica.

Ma la lotta per la difesa di un'università pubblica accessibile a tutti, dove la discriminante non sia il reddito della famiglia, e di una ricerca libera da condizionamenti ed interessi economici, passa principalmente attraverso una pubblica e massiccia informazione.

  • E' necessario cercare l'aiuto e l'appoggio dei presidi di facoltà
  • E' necessario chiedere incontri e dialoghi con i Rettori degli Atenei, perché accolgano ufficialmente la causa degli studenti e dei ricercatori e precari dell'università pubblica
  • E' necessaria la collaborazione ed il coordinamento fra i vari gruppi studenteschi in agitazione nei vari atenei italiani
  • E' necessario informare e coinvolgere l'intera popolazione, perché la cultura è uno dei patrimoni fondamentali di un paese, ed in caso di spregiudicati attacchi, tutti ne patirebbero le conseguenze
  • E' necessario essere estremamente attenti affinché nessuno possa riuscire a strumentalizzare le lotte e gli sforzi di decine di migliaia di studenti


Noi ci battiamo perché

  • l'università rimanga pubblica e non sia costretta, a causa dei tagli, a trasformarsi in fondazione
  • perché l'istruzione universitaria sia consentita a tutti, e non solamente a chi se lo può permettere economicamente
  • perché non sia preclusa ai giovani laureati e ricercatori la possibilità di una futura carriera universitaria, impedita dal blocco del turn over al 20% e dai licenziamenti imposti dalla legge
  • perché la ricerca non corra il rischio di esser condizionata dalle aziende che potrebbero entrare all'interno delle neo-fondazioni universitarie

Link inerenti al post

Chi ha link o notizie relative ad agitazioni ed altri avvenimenti negli atenei italiani, lo inserisca in commento, e provvederò a dargli visibilità nel post principale




immagine dell'assemblea di ateneo a Pisa - 8.10.2008

Assemblea di Ateneo a Pisa

30 commenti:

Silvia ha detto...

Ragazzi ma siamo sicuri che il provvedimento preso a Firenze di sospensione delle lezioni di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali sia proficuo? Io, chiamatemi pure egoista, ma vedo solo un arrecare danni a noi studenti... Intanto né telegiornali né quotidiani ne parlano! E noi studenti siamo a casa(...e rimaniamo indietro...)
Io oggi ho partecipato alla Manifestazione di Firenze...e condivido quanto dite, ma tagliare le lezioni (senza venire presi in considerazione) non mi sembra la soluzione. Oltretutto le altre facoltà (le scienze sociali, Lettere e Filosofia ecc ecc) continuano alla grande! O tutti o nessuno.

Silvia
I anno di Scienze Biologiche Firenze

Anonimo ha detto...

ma a me non è molto chiaro un aspetto: quale sarà la situazione e le conseguenze sugli attuali borsisti. che succederà?

Antonietta&Pietro ha detto...

Credo che la legge Germini possa dare benefici alla scuola mettendo all'angolo coloro che della scuola si sono serviti per rubare lo stipendio, coloro che sono stati assunti con raccomandazione politica o clientelare e coloro che a scuola vanno solo a perdere tempo per anni e anni magari a spese dei genitori. Ma non vedete che la mediocrità vi sta soffocando? Non avete voglia che le cose cambino mandando a casa i fannulloni? non avete voglia che il merito sia finalmente riconosciuto? Sento con rammarico che i pastori sono pronti a dirigere le loro pecore ancora una volta come negli anni passati....che pena!!!

Tiziano ha detto...

Cara Antonietta, qui non si parla del mandare a casa i fannulloni. Sappiamo bene che il sistema universitario italiano è pieno di falle; ne siamo consapevoli noi studenti come ne sono consapevoli i professori onesti. Ma piuttosto che mettersi ad un tavolo a ragionare, a trovare soluzioni lecite, qui ci hanno letteralmente tagliato le gambe. Niente fondi (più tasse), trasformazione delle università in fondazioni private (didattica e ricerca guidate dai soli interessi), niente assunzione per i giovani ricercatori (quelli meritevoli che citi, si ritrovano con il culo per terra perchè verranno licenziati a massa).
Noi non vogliamo fare le pecore che seguono chissà quali ideologie.
Semplicemente ci stanno togliendo il futuro, a noi e ai nostri figli. E non ci stiamo.

Anonimo ha detto...

Cara Antonietta sarebbe bene che questa legge evitasse il peso di "coloro che a scuola vanno solo a perdere tempo per anni e anni magari a spese dei genitori" ma se si privatizzeranno le Università, aumenteranno le tasse e allora come faranno le persone meritevoli ad andarci se alla fine non potranno permetterselo? Perchè davvero tu pensi che una famiglia con più figli possa permettersi di mandarli tutti all'Università in maniera così semplice?

UniversiDario ha detto...

RE: Antonietta


Cara Antonietta, che l'università pubblica abbia molte pecche e falle non è un segreto, e naturalmente non saremo noi studenti ad arroccarci nella inutile e dannosa difesa di un'idea di tale portata.

Dobbiamo anche considerare il fatto che per legge lo stato dovrebbe investire il 3% delle finanze pubbliche nell'università e ne investe invece indicativamente l'1% e siamo, per questa voce, dietro a tutti gli altri paese europei (basti vedere le statistiche ufficiali internazionali in questo link [ http://stats.oecd.org/wbos/viewhtml.aspx?queryname=469&querytype=view&lang=en ], alla voce "education", e con questi tagli scenderemo anche sotto la soglia dell'1%.

Bisogna adesso considerare l'apporto all'istruzione portata dai ricercatori, che nelle università sono gli assegnatari (non retribuiti) di molti corsi d'insegnamento.
A Pisa per esempio (solamente ad inngegneria) i corsi tenuti da ricercatori sono 150, e la sospensione dei corsi effettuata altro non è che un loro diritto, dato che il loro contratto non prevede clausole d'insegnamento, e non percepiscono stipendio per le ore d'insegnamento.

D'altro canto, con questa legge sarà impossibile per un'università pubbica che voglia rimanere tale assumere docenti o confermare i ricercatori, dato che la legge stessa impone un taglio del (già esiguo) personale [art. 66, par. 1, 3, 5], ed al contempo blocco le assunzioni al 20% [art. 66 par. 7], quindi un professore ogni 5 pensionati/licenziati, un ricercatore ogni 5 licenziati/pensionati.

Come si può mantenere una didattica anche minimamente funzionante?


La scappatoia è diventare una fondazione, ma non è difficile da capire: anche la Bocconi è una fondazione universitaria privata.

Riporto testualmente da Wikipedia la retta universitaria di tale università
"Per l'anno accademico 2008/09, la retta va dai 4.288,24 ai 9.648,24 euro (in base al reddito)per i corsi di laurea triennale. Mentre per la laurea specialistica è prevista un'unica fascia di 10.548,24 euro"

Lo stesso panorama si andrebbe a prospettare per tutte le università italiane ad oggi pubbliche.


Ora una domanda. Quanti fra tutti gli studenti italiani che ora frequentano un'università potrebbero permettersi rette di questa portata?

Io personalmente no.




RE: Anonimo

Per quanto riguarda le borse di studio il discorso (almeno da parte mia) è solo puramente ipotizzabile.

Quello che possiamo preventivare naturalmente sarà una drastica diminuzione del numero di borse di studio per le quali si potrà concorrere.

Difatti una borsa di studio non è altro se non un privato, un ente, un'associazione che si prende carico di saldare la retta universitaria ad uno studente meritevole/vincitore di concorso.

La questione si riduce quindi ad un mero calcolo matematico.

Ipotizzando (per esempio) un budget dell'ente benefico di 10000 euro, ed una retta (tipo la mia) di circa 2000 euro.

10.000 / 2.000 = 5 -> 5 borse di studio

Ipotizziamo adesso un regime di tasse universitario parametrizzato su quello sopra riportato della fondazione Bocconi (9.648,24 euro, dato che le borse di studio non si fondano su reddito)

10.000 / 9.648,24 = 1,03 -> 1 borsa di studio


Si può quindi facilmente immaginare che, o verranno alzati a dismisura i budget per le borse di studio, o ne verrà ridotto il numero....

Anonimo ha detto...

ragazzi, ho bisogno di un aiuto da voi: studio a siena e voglio far qualcosa per questa situazione che si sta creando nelle nostre università, qualcuno di voi ha contatti con coloro che si stanno muovendo contro la legge 133 a siena?
fatemi sapere al più presto!ù
grazie chiara

Antonietta&Pietro ha detto...

-Ora una domanda. Quanti fra tutti gli studenti italiani che ora frequentano un'università potrebbero permettersi rette di questa portata?-
Quanti fra tutti gli studenti Italiani farebbero bene ad imparare una professione manuale e ad andare a lavorare, invece di perdere tempo alla vana ricerca di un impiego prestigioso che non verrà mai a causa della loro mediocrità?

-Difatti una borsa di studio non è altro se non un privato, un ente, un'associazione che si prende carico di saldare la retta universitaria ad uno studente meritevole/vincitore di concorso.-
Appunto, la parola magica per il risanamento della scuola è MERITO, ma pare che non interessi granché. E non è sempre vero che sia per concorso, DO UNA NOTIZIA: la ditta, l'ente, l'associazione, un privato, tengono d'occhio i meritevoli già prima dell'Università, perchè nel nostro paese e in Europa c'è fame di INTELLIGENZA, CULTURA, IDEE.

La questione si riduce quindi ad un mero calcolo matematico.
Si può quindi facilmente immaginare che, o verranno alzati a dismisura i budget per le borse di studio, o ne verrà ridotto il numero....-
Complimenti per la disamina.....Cosa ne direste se, giusto per cambiare, si riducesse il numero dei perditempo, dei raccomandati, di DAMMIL'ESAMECHETELAFACCIOVEDEREMIBASTAANCHEDICIOTTO

Siete voi che dovete cambiare mentalità per cambiare anche la scuola, si deve cominciare dal “basso”, sempre. Le lotte passate non vi hanno proprio insegnato nulla?

Cattivo Maestro ha detto...

Anch'io sul mio blog da tempo sto informando sui danni che si produrranno all'Università per effetto delle politiche di questo Governo:
http://occhichesannoguardare.myblog.it/universita_e_ricerca/
Uniamo le forze!

Cattivo Maestro ha detto...

ci scambiamo il link?

Michela ha detto...

Io propongo di ignorare l'esimia signora antonietta...a certe cose non si dovrebbe neanche prestare attenzione...

La mia domanda è: posso stampare parte degli interventi per svegliare la mia facoltà?

Grazie

Antonietta&Pietro ha detto...

Ecco appunto, come volevasi dimostrare.

UniversiDario ha detto...

Fin quando tempo e condizioni me lo consentono, cerco di rispondere a tutti (entro i limiti dell'intelligenza umana)

Re: Antonietta

Ma dove pensa che l'eccellenza venga tenuto sott'occhio già prima dell'università? Se era una battuta non l'ho capita, altrimenti ha una visione molto poco calibrata della realtà.


Secondo lei come mai si ha la tanto famosa fuga dei cervelli all'estero?
Forse negli altri paesi sono più fessi di noi, che assumono gente che non trova lavoro in Italia?
Oppure significa che, pur fra mille difficoltà, l'università pubblica riesce sempre a garantire una buona qualità d'insegnamento?

Ci rifletta...

Ed in secondo luogo, non ho intenzione di rispondere oltre a persone che, prima di scrivere, non si siano informate in merito a ciò di cui vanno a parlare.

Sia nella prima risposta che nei post precendenti ho inserito dati ed argomentazioni sostenute da dati, tabelle e sondaggi realizzati da enti europei, ergo, leggere prima di parlare.



Per concludere, un'eventuale selezione non sarebbe realizzata in base al merito, ma in base alle capacità economiche di una persona.
Se le borse di studio sostengono l'1% della popolazione universitaria, con l'aumento dei costi da sostenere la percentuale è destinata a scendere ulteriormente.
Se si pensa di poter tirare avanti un paese e l'intero settore della ricerca con un numero di tal portata, vuol dire che non si ha la minima cognizione di causa.


Re: Michela

Puoi stampare e distribuire quello che più desideri e ritieni utile per informare.
Per esempio, un volantino esplicativo della legge e degli effetti, lo puoi trovare nella galleria del materiale scaricabile, o più semplicemente a questo link

http://www.flickr.com/photos/31207769@N08/sets/72157607792995793/

Se riuscissi a diffondere anche l'indirizzo di questo sito, te ne sarei grata :)

Michela ha detto...

Alla fine di ogni volantino e/o opuscolo che sto stampando c'è l'indirizzo del tuo sito, chiaro!:)
Addirittura ho rivisto su word un tuo file pdf in modo tale da poter inserire la fonte!
Ti ringrazio per quello che stai facendo.
Grazie grazie grazie

Michela ha detto...

...il link mi dice "pagina inesistente"...e non riesco ad andare in "materiale scaricabile"...mi spiace...che altro posso provare a fare?

Urd ha detto...

Siccome sono assolutamente sconvolta dalla mancanza d'informazione (non solo in giro, ma anche online)mi piacerebbe postare per intero il tuo articolo riguardante questa dannata 133/2008 sul mio blog (ovviamente come citazione e con link, non ho intenzione di prendermi nessun merito) in modo da farlo diffondere ciò che sta capitando. Intanto dico la mia e segno il link!

Per la signora Antonietta:
I perditempo non dovrebbero esserci, perché l'intero sistema scolastico dovrebbe essere diverso. La preparazione all'università dovrebbe essere migliore e gli insegnamenti dovrebbero venire per prima cosa dalle famiglie. Poi certo, la scuola deve formare degli studenti in modo più completo di come accade adesso.
Le posso assicurare che all'università, non sono così tanti i ragazzi che vanno solo per scaldare una sedia, anzi. Spesso un ragazzo è anche meritevole e sono altri i motivi che lo spingono a lasciar perdere, spesso non così leggeri. In questo caso anche l'aumento delle tasse, non farà migliorare la vita agli studenti "Meritevoli", perché si creeranno università private, che avranno come studenti solo figli di papà (o di persone che devono tirare le cuoia per pagarla), che non necessariamente sono geni. La cultura e il diritto di studio deve essere pubblico, se c'è gente che non studia, che non va agli esami e manda i parenti, ecc. ecc. ci dovranno essere ALTRI provvedimenti. Per quel che riguarda poi coloro che sono stati assunti solo perché erano cugini/cognati/ecc di qualsivoglia politico/personaggio influente, siamo di nuovo allo stesso punto. Secondo me non è con questa legge che si possono arginare i problemi dei fannulloni e dei raccomandati (mi creda che i raccomandati che conosco io sono anche quelli che possono permettersi una retta da 10.000 €, per cui... Per quel che riguarda i professori invece lasciamo perdere).
Noi studenti siamo uniti in questa idea e lotteremo per mantenere l'università pubblica, perché sia un diritto di tutti...TUTTI!

Urd

P.s. Complimenti al realizzatore del blog!:)

UniversiDario ha detto...

Uhm, strano, a me lo apre...
In ogni caso se copincolli questo link, dovrebbe compairti direttamente l'opzione per scaricare l'immagine del volantino :)



http://farm4.static.flickr.com/3290/2917980291_b1cc3dedf0_b_d.jpg


Sennò, a mali estremi... Inviami una mail all'indirizzo universitadasalvare@yahoo.it e ti invierò l'immagine in allegato.


p.s. Grazie per i complimenti ^.^

Antonietta&Pietro ha detto...

RE:UNIVERSITARIO
Caro Universitario, usami la cortesia di leggere questa storia:
Ho un figlio che era geniale, a detta dei professori, che ha preferito diplomarsi con 56/60 piuttosto che tacere suull'ignoranza in materia del suo prof di Informatica. Si è iscritto all'Università, dopo 4 mesi e tre esami ha deciso di lasciare perchè erano troppo attaccati al nozionismo, senza slancio per le nuove iniziative dei singoli, insomma conformisti attaccati alla poltrona praticamente già vecchi. Decise di studiare da solo e con alcune idee geniali ha fatto arricchire alcuni, mentre nel web ha rilasciato programmi che usano in tutto il mondo GRATUITAMENTE: non è attaccato alla lire!si vive anche per la gloria. Come è andata a finire? Per crescere professionalmente non c'è stato niente da fare qui in Italia, è dovuto andare via, ora è a Oslo.
Ho una figlia che ha sempre voluto insegnare, ma l'ho costretta a studiare ragioneria perchè nella vita non si sa mai. Si è diplomata con 60/60 e gia arrivavano a casa richieste di colloquio da grandi aziende: una per tutte la DANIELI di Buttrio, commesse per mln di euro. Ci ha lavorato per un anno poi non c'è stato verso, è voluta andare all'Università Lingue e Letterature straniere, cinque lingue, 110 cum laude. Come è andata a finire: insegna a Valencia perche ha l'abilitazione anche per insegnare in Spagna.
Per cortesia non dirmi che non ho cognizione di causa, perchè i guasti della scuola li sopporto ogni volta che vi vedo girare intorno ai problemi invece che studiare soluzioni da sottoporre al ministro di turno e ogni giorno quando parlo con i miei figli attraverso il web.
Chiedo scusa per lo spazio che vi ho sprecato e mi dispiace di aver provocato l'ironia di Michela.

UniversiDario ha detto...

Cara Antonietta, non sai il piacere che provo nel rispondere quest'ultima volta, per il semplice motivo che, proprio leggendo la storia sopra riportata, sono ancora più convinto della lotta che portiamo avanti.


Si parla di mediocrità degli insegnanti, di insegnamenti vecchi ed assolutamente poco propensi al cambiamento, per questo auspichi una trasformazione attraverso questo decreto legge.


Ma pensi davvero che sarebbe utile, che sia quella la strada giusta?
Questi due figli, con questa riforma sarebbero rimasti in Italia, magari anche all'interno dell'università?


Ti dò una semplicissima quanto cruda risposta.

NO.


Professori vecchi, nessun rinnovamento della metodica didattica, nessuno spirito di mettersi in discussione. Tutto questo non andrà ad esser toccato con questa riforma.
Quelli che subiranno saranno solamente gli studenti che desiderano formarsi una cultura ed i ricercatori che speravano in una carriera all'interno dell'università, gli stessi ricercatori che sono l'anima giovane e pulsante dell'università e della ricerca.

Questa legge va a tagliare i rami secchi? A ringiovanire la classe docente? A favorire un ricambio generazionale nel sistema d'insegnamento?

Stessa risposta

NO

Ad esser licenziati sono i ricercatori, i giovani laureati che avrebbero potuto portare una ventata nell'università pubblica, mentre i professori, quelli che vengono chiamati "baroni" rimarranno per lo più al loro posto.
Se i due figli fossero rimasti a studiare in Italia, pensi che con questa legge avrebbero trovato lavoro? O avrebbero ricevuto una migliore istruzione?

No, sarebbero stati licenziati nel caso fossero stati ricercatori, o non avrebbero potuto finire di studiare, a meno di non avere un grande budget economico.


Una legge del genere non migliorerà il panorama dell'istruzione italiana. Non con queste premesse e queste manovre.
L'istruzione chiusa e vecchia rimarrà tale, ed il rinnovamento, già tanto difficile in questa situazione, sarà definitivamente ucciso.


Spero tu mi creda, dato che non sono un demagogo, e non traggo un neanche minimo vantaggio personale nel convincere una persona...

Anonimo ha detto...

PAROLE SANTE UNIVERSIDARIO... LA GENTE PRIMA DI PARLARE PER SENTITO DIRE DOVREBBE INFORMARSI.. NO AL DL 133 E A QUESTO GOVERNO DI PAGLIACCI !!!!!

Fil

LBERTINI ha detto...

2003: di fronte al taglio di 35 M€ TUTTI i 77 rettori della CRUI presentarono al minstro Moratti la propria lettara di dimissioni. Il ministro ritirò il provvedimento

2008: di fronte al taglio di 1500 M€ ed alla riduzione al 20% del turn-over la CRUI ha regito con un comunicato, nel quale si dichiarano solo vaghe intenzioni

Anonimo ha detto...

ragazzi
la riforma gelmini porta la scuola indietro di almeno 40 anni, agli anni in cui studiavano solamente gli appartenenti alla borghesia che potevano pagare rette esorbitanti e stare a soggiornare negli atenei quanto volevano.siamo riusciti ad aprire le università a tutti, anche il figlio dell'operario poteva frequentare e riscattare la sua persona a livello sociale. ATTENTI !!! per paura di perdere le lezioni rischiate di perdere il diritto allo allo studio, la possibilità di andare all'università... a meno che la vostra famiglia non appartenga alla categoria professionisti super... in tal caso cosa vene frega dell'università pubblica, potete sempre frequentare quelle private... sicuramente con meno fatica

Anonimo ha detto...

che tristezza antonietta, come puoi pensare che si possa combattere le raccomandazioni, che hanno portato alcuni professori alle cattedre che occupano, con una riforma come quella proposta dal governo. rifletti, se dovesse passare, a salire sui troni- cattedre saranno raccomandati di altra sponda. tu a quale appartieni? io a nessuna delle due e preferirei che il governo, o chi per esso, trovasse un metodo, nuovo e trasparente, che permettesse di occupare i posti di lavoro per merito... è un'utopia ma è meglio sognare e sperare che cambi in piena libertà di pensiero che assistere impotente alla scalata dei caimani.
rita

Anonimo ha detto...

Antonietta, capisco la tua rabbia per i due geniali figli...io mi sono laureata in pari, con il massimo dei voti, a medicina...credo di cavarmela bene, ho l'umiltà di voler imparare e l'entusiasmo di una ragazza che deve ancora compiere 26 anni...non ero raccomandata, e tantomeno avrei potuto permettermi di studiare, se l'università fosse quella che si prospetta...davvero sarebbe meritocratica, con rette elevate? Allora io non sono andata avanti per merito? Allora un figlio di papà merita di studiare, e io no? E LUI va avanti per MERITO? e ELIMINEREMMO I RACCOMANDATI????????? Mi sembra una contraddizione di fondo...o davvero i soldi ed il potere secondo te conferiscono dignità, genio e vantaggi sui poveri diavoli che è bene che zappino la terra...
Vale

Anonimo ha detto...

cara antonietta
secondo quanto dici, io sono una di quelle pecore che in passato si sono fatte dirigere da pastori di dubbia moralità (leggendo tra le righe si deduce questo), ma è grazie a quei pastori che mi sono potuta laureare, pur lavorando, e ho potuto far studiare i miei figli, che senza perdere tempo hanno conseguito brillanti risultati in tempi brevi. forse se fossi stata economicamente più agiata i miei figli avrebbero fatto come alcuni loro compagni, che soggiornano ancora nelle aule degli atenei.
e ancora... nella mia storia personale ho avuto una nonna che ha pianto due figli emigrati in australia e tre che hanno lasciato il paese dove viveno. quante lacrime strozzate per quei figli che non ha rivisto. io oggi devo vedere i miei figli lasciare l'italia per poter lavorare dignitosamente ed essere anche contenta!!! c'è qualcosa che non va se a scappare dall'Italia non sono solo dei figuranti, ma dei cervelli !!!!
paola

Antonietta&Pietro ha detto...

Chiedo scusa per non essere riuscita a spiegarmi, forse potreste leggere qui:

http://fantonietta.blogspot.com/

Ciò che penso è scritto in maniera più articolata e credo più chiara, specialmente ciò che riguarda "COSA SI PUO' FARE PER CAMBIARE L'UNIVERSITA'", solo qualche idea, ma sono sempre convinta che dipenda da voi un sano cambiamento dello status quo.
Vedremo.....

Antonietta&Pietro ha detto...

Ma nel caso che io sia "boicottata" a torto o a ragione vi invio questo:
"...Il presidente della Repubblica, il ministro, i giornalisti, i professori si lamentano che in Italia, rispetto agli altri Paesi sviiuppati, ci siano pochi «ricercatori». E propongono di aumentarne il numero. Ma cosa significa «ricercatore» negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia? Uno che studia, che fa ricerca. E quindi sono «ricercatori» i giovani medici di Bethesda, ma anche i professori di Harvard, gli studiosi dell'lstituto Pasteur e i premi Nobel del Massachusetts institute of technology (Mit). Chi sono invece in Italia i «ricercatori»? Sono coloro che occupano l'ultimo gradino della scala gerarchica dell'Università.

Il pubblico non sa che, dal punto di vista della carriera, in Italia non ci sono tante Università, ma una Sola Immensa Università, esattamente come c'è un'unica Arma dei carabinieri. E, nell'Arma dei carabinieri, incominci come tenente, poi diventi capitano e così via fino a generale. Lo stesso nell'Università, dove incominci come ricercatore poi, con concorsi nazionali, diventi associato, infine ordinario.

Il «ricercatore» occupa la posizione accademica più bassa, in cui nessuno vuol restare perché non conta nulla, lavora molto e, se non fà carriera, si sente un fallito. Il «ricercatore» ha perciò un unico sogno: smettere di esserlo e diventare professore. Ma come può diventarlo? Con l'appoggio di un «maestro».

Il «maestro» è il padre-padrone dell'Università italiana, l'unico arbitro del successo dell'allievo, del suo reddito, della sua dignità, del suo destino. Se il maestro non fa parte di una potente cricca politico-accademica, se muore, se lo abbandona, l'allievo è finito, non farà più un passo in avanti. Fosse anche il più grande scienziato del mondo, non troverà un altro professore che lo aiuta. Perché tutti hanno già dei figli-allievi da spingere e non possono imbarcare i bastardi di un' altra covata. Chi non è nella lista deve andarsene.

Può, naturalmente, emigrare negli Stati Uniti dove guardano alle capacità.

Ma se l'allievo ha assoluto bisogno dei maestro, il maestro ha assoluto bisogno dell'allievo. Perché nell' Università italiana tutto si fa con votazioni e, corre in politica, comanda chi controlla più voti. Ciascun professore deve perciò mettere in cattedra il numero maggiore possibile di allievi che gli assicurino i voti sicuri grazie ai quali potrà avere un peso nella coalizione politico-accademica che controlla i concorsi. E se l'allievo è mediocre, addirittura incapace? Pazienza. L'importante è che ubbidisca, che voti come gli viene ordinato, che stia alle regole.

L'Università italiana non è più, come era nel passato, il vertice dell'alta cultura e della scienza. E' massificata, burocratizzata, livellata. Salvo eccezioni, chi comanda non sono i grandi scienziati, gli studiosi di genio. Ma coloro che controllano i voti ed i concorsi, abili nel piazzare dappertutto i propri uomini. Gente con una mentalità più politica che scientifica. Certo, ci sono anche dei veri maestri che si prodigano per i giovani con talento e vocazione, ma sono sempre più frustrati.

Di conseguenza, finché il sistema universitario italiano resterà così, tutto il denaro che il governo vi pomperà dentro, servirà solo ad aumentare il numero dei professori prodotti dall'infernale meccanismo elettorale. Non all' insegnamento di eccellenza, non al reclutamento degli studiosi di genio, che amano la scienza e sotto destinati a fare grandi scoperte."

Anonimo ha detto...

Cara Antonietta, che l'università in Italia abbia delle pecche enormi non si discute, il problema qui è che questa riforma non migliora la situazione ma la peggiora, e di molto. E' vero che ci sono i "fanulloni", c'è chi si nasconde dietro la protesta per non fare nulla, però sono una minoranza, c'è tanta gente che ci dedica la propria vita e passione all'insegnamento e non ha nessun riconoscimento, anzi.. si deve anche sentire tutti questi luoghi comuni che insultano non solo le persone che davvero rovinano la scuola ma tutti. Il ministro Gelmini continua a dare cifre e cifre, ma questa è solo una tecnica per fare vedere alla massa che non legge i giornali e non va su internet, ma ascolta solo il tg5 che questa riforma è giusta. Perchè invece non dice cosa c'è dietro??? Ti rendi conto che trasformando le università in fondazioni private potranno studiare solo i più ricchi? Non saranno i più meritocratici, ma quelli che se lo possono permettere e che magari non hanno in minimo interesse per lo studio. E secondo te chi finanzierà facoltà come lettere o filosofia? Non pensi che le grandi aziende, finanziando le Università, in realtà potrebbero intaccare la libera istruzione? Immagino chi uscirà da lì, ragazzi plasmati ed educati come li vogliono loro, che dicono di si, e che faranno parte di una classe dirigente al servizio del regime. Quello che sta succedendo oggi in Italia è gravissimo, passo passo stiamo assistendo alla limitazione delle nostre libertà. Ora vogliono mandarci anche la polizia, ma si sono dimenticati che la libertà di manifestare è un diritto umano fondamentale, scusate ma siamo in Italia o in Nord Corea? Mi sembra tutto un incubo, purtroppo però non sto dormendo ma sono abbastanza sveglia.
PS:grazie a chi ha creato questo blog!
Fausta

C. ha detto...

Ciao ragazzi. Sono uno dei figli di Antonietta. Giuro, non dico palle.

Non sono così geniale come vorrebbe mia mamma. In ogni caso, la mia esperienza in un piccolo ateneo mi ha completamente scoraggiato. Per diversi motivi, ho scelto la via del lavoro. Ora vivo e lavoro in Norvegia.

In ogni caso, vorrei dire che vi appoggio pienamente nella vostra battaglia. Non conosco tutti i dettagli della legge, ma questi tagli scellerati sono uno dei sintomi che l'istruzione non è una priorità per questa classe politica.

E quando questo succede...

Valeria ha detto...

"Ma se l'allievo ha assoluto bisogno dei maestro, il maestro ha assoluto bisogno dell'allievo. Perché nell' Università italiana tutto si fa con votazioni e, corre in politica, comanda chi controlla più voti. Ciascun professore deve perciò mettere in cattedra il numero maggiore possibile di allievi che gli assicurino i voti sicuri grazie ai quali potrà avere un peso nella coalizione politico-accademica che controlla i concorsi. E se l'allievo è mediocre, addirittura incapace? Pazienza. L'importante è che ubbidisca, che voti come gli viene ordinato, che stia alle regole."
Su questo, Antonietta, hai ragione...ma pensi che privatizzando l'università "il maestro" sarà meritevole e volenteroso, e l'allievo pure?
Pensi ce saranno finalmente privilegiati i cervelli e queli che studiano? Funziona così? Si paga con la retta dell'università, il cervello?mmmmmmm...è vero, bisognerebbe guardare alle capacita...ma in America guardano le abilità sportive...mi sembra che prestigiose università puntino sul rugby...è vero, ci sono tanti ricercatori validi...ma ci sono tanti ricercatori validi...ma tanti laureati semi-analfabeti che però correvano veloci...Quindi forse il problema non sta solo lì...è sicuramente da riformare il nostro sistema scolastico...ma la nostra università credo sia stata rovinata da tante lauree triennali, che secondo me sono inutili, e che hanno portato a corsi con pochi studenti, sprechi ecc ecc...di questo chi dobbiamo ringraziare? stesso governo, altro ministro...un danno dopo l'altro...una bella fetta di questa rovina è stata servita sul piatto da queste laureette che hanno cercato di imitare modelli americani (o americhesi???) creando tecnici, sprecando risorse, settorializzando la preparazione di ragazzi che avrebbero potuto sapere molto di pù, ed avere sbocchi lavorativi più a 360 gradi...questo sistema ha dato il colpo di grazia all'università, e ora che fanno? Rimediano ad un danno sotterrando e facendo fuggire quel poco di buono che c'è rimasto?
Non si risolve tagliando così...si mette una lapide sulla fossa che hanno già scavato con queste genialate.
Valeria